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Prato non si arrende e punta sull'innovazione per uscire dalla crisi

Comunicato stampa finanziario

19/05/2009 16:59

Nuovi investimenti e diversificazione per uscire dalla crisi. Nonostante la congiuntura negativa degli ultimi mesi, preceduta da anni di notevole difficoltà, il distretto tessile pratese, uno dei maggiori agglomerati industriali della Toscana, non si arrende e cerca la via d’uscita alla crisi attraverso un processo di riconversione produttiva che passa anche attraverso il ricorso a tutti gli strumenti creditizi messi a disposizione dal sistema bancario. E’, in estrema sintesi, quanto emerge da un’analisi condotta dall’Area Research, Intelligence e Investor Relations di Banca Monte dei Paschi.

Il distretto industriale di Prato comprende 12 comuni nelle provincie di Prato, Pistoia e Firenze; il comparto tessile ne rappresenta la storica specializzazione e realizza circa il 75% del fatturato, con il 50% delle imprese ed il 65% degli addetti. Il peso relativo del tessile è tuttavia in costante calo negli ultimi anni, a vantaggio dell’altra specializzazione produttiva del distretto: l’ abbigliamento (maglieria e confezioni). La differente dinamica dei due comparti è testimoniata dalle iscrizioni di nuove imprese alla Camera di commercio: nel solo 2008, -5,4% per il tessile e 9,4% per l’abbigliamento.

La crisi che ha investito il distretto negli ultimi anni, al pari dell’intero settore tessile, è testimoniata dall’andamento riflessivo delle principali variabili macroeconomiche (fatturato, export, import); tuttavia le ultime evidenze congiunturali lasciano intravedere, se non una vera e propria ripresa, segnali di recupero, concretizzati, tra l’altro, da un rilancio degli investimenti nelle linee produttive. Inoltre, nonostante la fase congiunturale negativa, gli impieghi bancari ai settori produttivi nella provincia di Prato sono aumentati di circa il 5% nel corso del 2008.

Più in dettaglio, dallo studio di Banca Monte dei Paschi sul distretto di Prato emerge che:

  • Le imprese più colpite dalla crisi in entrambi i comparti sono le imprese terziste e le imprese di piccole dimensioni.
  • La peculiare esposizione del distretto sui mercati esteri e in particolare alla concorrenza dei Paesi emergenti, ha negativamente influito sulla redditività operativa di molte imprese, come testimoniato dal livello medio del return on investment (ROI).
  • La dotazione patrimoniale delle imprese distrettuali, mediamente non adeguata, ha comportato una maggiore incidenza del debito finanziario che, peraltro, nel recente passato, potrebbe anche riflettere un aumento degli investimenti per meglio rispondere alla sfida competitiva globale.
  • La crisi che ha investito il distretto di Prato è confermata anche dai seguenti sviluppi: i consumi di elettricità, gas e acqua sono calati nel 2008 in maniera significativa; è aumentata la cassa integrazione guadagni (CIG) ( 75% la variazione su base annua del monte ore erogato nei primi quattro mesi del 2009), secondo una tendenza peraltro comune al comparto tessile nazionale e al settore manifatturiero nel suo complesso.
  • Il contesto di riferimento è caratterizzato inoltre da significative riduzioni tendenziali dei prezzi delle materie prime tessili sui mercati interni ed internazionali.

Tuttavia la crisi ha determinato anche delle reazioni che testimoniano le potenzialità di sviluppo del distretto:

  • numerosi imprenditori hanno diversificato la linea di prodotto e riconvertito le produzioni;
  • molte imprese hanno investito in nuovi macchinari: esiste in questo momento una capacità produttiva inespressa;
  • diverse aziende hanno delocalizzato (soprattutto in Romania, Turchia, Cina e India) e sempre più la delocalizzazione copre la domanda del mercato locale (es. India);
  • si assiste ai primi processi di integrazione nella filiera: razionalizzazione degli spazi e/o dei processi produttivi tra imprese diverse;
  • non solo processi di integrazione, ma anche acquisizioni di aziende minori da parte dei leader di distretto;
  • da nostre evidenze risulta che dal mese di marzo si sono manifestati i primi segnali di ripresa, dopo un inizio d’anno estremamente difficile. Ad aprile gli ordinativi sono tornati su livelli soddisfacenti;
  • i tradizionali mercati di sbocco (Germania, Francia in particolare) hanno ripreso nell’ultimo mese a sostenere l’export; anche negli USA si evidenziano segnali di recupero; criticità invece sulla Spagna.