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Marche, industria penalizzata dalla flessione del commercio estero. Tiene la domanda dai paesi emergenti, ma Ascoli maglia nera italiana per fallimenti. Pellettiero, elettrodomestici, carta e tessile i settori più in difficoltà

Comunicato stampa finanziario

29/07/2009 16:45

Secondo lo studio dell’Area Research di Banca Monte dei Paschi nel 2009 il Pil della regione cade più della media nazionale. Contributi all’antidelocalizzazione contro la crisi

  • La struttura produttiva marchigiana, essendo caratterizzata da una quota dell’industria sul valore aggiunto molto più alta di quella italiana e da una elevata apertura al commercio estero, è esposta più di altre regioni nazionali alla crisi economica globale.
  • Secondo elaborazioni dell’Area Research & Intelligence, le Marche evidenziano una discreta correlazione fra le variazioni reali del PIL regionale e il ciclo economico italiano. Tuttavia, in alcune fasi di rallentamento economico, la regione è stata caratterizzata da una sensibilità superiore alla media rispetto alla congiuntura nazionale; questo potrebbe giustificare, nella crisi in corso, l’ipotesi di una caduta del PIL superiore a quella italiana. Sempre secondo nostre elaborazioni nel 2008, a fronte di un calo del Pil nazionale dell’1% a/a, la regione dovrebbe aver registrato una contrazione del 1,1% a/a.
  • Nel 2009 il Pil marchigiano si contrarrà del 5,4% a/a rispetto al -4,9% a/a atteso per la media nazionale. Per il 2010 ci attendiamo una crescita modesta ( 0,4% a/a in linea con il 0,5% nazionale). La regione dovrebbe beneficiare nel 2010 dell’atteso recupero della domanda estera, mentre i consumi delle famiglie dovrebbero registrare un miglioramento più graduale.
  • In sensibile accelerazione il ricorso alla CIG nei mesi di maggio e giugno 2009, sebbene il dato cumulato da inizio anno cresca a tassi tendenziali inferiori rispetto alla media nazionale.
  • Gli effetti dell’avversa congiuntura sul tessuto produttivo della regione sono già evidenti. I dati Cerved confermano che tra il marzo 2008 e il marzo 2009, nell’industria italiana, i settori che hanno realizzato le maggiori perdite di fatturato a seguito delle procedure fallimentari sono quelli delle calzature, borse e cuoio, della carta e del tessile e abbigliamento, che per le Marche pesano quasi il 23% dell’intera industria, contro l’11,2% nazionale. Pesante anche il bilancio per il settore dei piccoli elettrodomestici, dei mobilifici e della cantieristica nautica. Quest’ultimo comparto, nel 2008 ha assistito ad una contrazione delle esportazioni di circa il 30% a/a in valore. La provincia di Ascoli Piceno risulta la prima in Italia per numero di fallimenti ogni 10mila imprese nel primo trimestre 2009. Crescono comunque le aspettative degli imprenditori rispetto alle richieste di prodotti “made in Marche”. Tra i paesi emergenti spicca l’interesse dell’India.
  • Tra le misure di sostegno intraprese dalla regione a favore dell’industria marchigiana è di recente approvazione una legge regionale “antidelocalizzazione” (legge 15/2009), che prevede la revoca dei contributi regionali per quelle imprese che decidano di dar luogo ad una delocalizzazione dei propri impianti.
  • Relativamente al credito, secondo dati Banca d’Italia a fine 2008 i flussi di nuove sofferenze sul totale prestiti al settore manifatturiero sono cresciuti al 6,3%, rispetto al 2% di fine 2007.