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Lazio: il Pil cade meno della media nazionale Elevata quota di servizi, scarso commercio estero, biotech e hi-tech frenano la crisi

Comunicato stampa finanziario

03/06/2009 17:09

Il Lazio si colloca in Italia al secondo posto (dopo la Lombardia) in termini di valore aggiunto (10,6% del totale Italia), grazie a una struttura produttiva caratterizzata dalla rilevanza dei servizi, dall’apertura al commercio estero che controbilanciano un basso tasso di industrializzazione.

In questo quadro la differenziazione della struttura produttiva, resa possibile anche dalla presenza di filiere eccellenti (settore aerospaziale, comparto chimico e biotecnologie, new economy), un’elevata spesa pubblica in ricerca e sviluppo (pari a circa il doppio della media nazionale) ed una bassa apertura al commercio estero dovrebbero rendere la regione meno esposta alle fluttuazioni del ciclo economico. Queste tre peculiarità, che caratterizzano in maniera marcata l’economia laziale, potrebbero consentire un recupero in tempi più brevi rispetto alla media nazionale, nonostante dalle esperienze passate emerga che nelle fasi di recessione la regione è uscita dalle crisi in ritardo rispetto alla media del Paese.

La nostra analisi evidenzia che:

  • La Regione è all’avanguardia nell’innovazione e nell’high-tech ed evidenzia un rapporto tra spesa pubblica in ricerca e sviluppo e Pil circa doppio della media nazionale.
  • Nel 2008 l’export è aumentato del 7,7% annuo ( 2% il totale nazionale) e la quota sul totale delle esportazioni italiani è salita dal 3,6% al 4%.
  • Tra i mercati internazionali di sbocco, l’Area Euro pesa per oltre il 40% e il resto dell’Europa per un altro 22% circa; attorno al 15% il contributo delle vendite nei Paesi Asiatici (soprattutto Medio Oriente) ed al 10% quello degli USA.
  • L’80% del valore aggiunto si realizza nella provincia di Roma; tra le altre province, le due a più elevata industrializzazione (al di sopra della media nazionale) sono Frosinone e Latina, mentre Rieti, e soprattutto Viterbo, si caratterizzano per l’importanza del settore agricolo.
  • Due i distretti industriali riconosciuti (Istat), quello della Ceramica (Civita) e della Carta (Frosinone); di tutto rilievo anche il Chimico/Farmaceutico (Lazio sud), i Mezzi di Trasporto (Fiat e Agusta) e il Tecnologico (Roma).

Secondo le rilevazioni delle Camere di Commercio lo scorso anno il PIL regionale è diminuito dello 0,1% (-1% in Italia), subendo soprattutto il calo dell’industria (-4,5%) e delle costruzioni (-1,1%), a fronte di una stasi del servizi e del buon andamento dell’agricoltura. Nel periodo 2003-2008, la regione ha segnato una crescita media annua ( 1,3% a valori costanti) superiore a quella nazionale ( 0,8%).

Secondo le prime indicazioni, dopo la forte flessione dell’economia reale nei trimestri passati, stanno emergendo confortanti segnali di ripresa: ciò nonostante, in base a nostre stime, quest’anno la flessione del PIL sarà comunque del 3,9%.

Nel 2° trimestre, il manufatturiero dimostra una discreta volontà e fiducia di rilancio degli investimenti. Le previsioni sul fatturato complessivo delle imprese nel 1° semestre 2009 (FederLazio) mostrano, però, un saldo molto negativo. Il Pil è atteso in sostanziale stasi nel 2010, prima di una graduale e contenuta ripresa ( 0,9% medio nel biennio 2011-12).

In generale, il nostro indicatore di sentiment (frutto di analisi condotte sulla nostra rete) indica che, dopo la flessione di fine 2008 e dei primi mesi del 2009, vi sono confortanti segnali di ripresa. Anche turismo e mercato immobiliare sembrano aver superato il momento peggiore. Tale percezione di andamento è coerente con il leading indicator Ocse, secondo il quale l’Italia, insieme con Francia e Uk, è prossima all’inversione del trend di crescita; peraltro, l’inversione è rispetto ad un calo del Pil nel 1° trimestre pari al 2,4% congiunturale ed al 5,9% annuo.