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Campania: l'elevato peso dei servizi ed una bassa apertura al commercio estero non sono sufficienti a frenare la caduta del Pil

Comunicato stampa finanziario

28/07/2009 16:14

L’economia campana presenta una struttura produttiva diversa da quella italiana e la sua apertura al commercio estero è molto più contenuta. Rispetto al dato nazionale, la regione ha una quota maggiore di servizi ed agricoltura su V.A., a scapito dell’industria e la quota di commercio estero sul Pil regionale è molto bassa (circa il 19% rispetto al 44% del dato nazionale).
In una fase in cui tutte le maggiori economie mondiali risentono negativamente del calo delle esportazioni e degli investimenti industriali, il basso peso dell’industria e la scarsa apertura al commercio estero dovrebbero rendere la regione meno esposta a shock esterni, attutendo la caduta del Pil.
La Campania soffre però di debolezze strutturali che accentuano la caduta del Pil nelle fasi di recessione e bloccano la crescita nelle fasi di espansione. Secondo stime dell’Area Research&Intelligence di BMPS nel 2008, a fronte di un calo del Pil nazionale dell’1% a/a, la regione dovrebbe aver registrato una contrazione del 2% a/a.
I fattori che negli ultimi anni hanno penalizzato la crescita economica della regione e che potrebbero rappresentare i maggiori ostacoli per la crescita anche nel 2010 sono:
  • la bassa produttività del settore pubblico ed una scarsa specializzazione delle imprese manifatturiere;
  • l’elevata quota ricoperta dal settore delle costruzioni sull’industria (circa il 35% rispetto al 23% nazionale), settore tra i più penalizzati in questa crisi sia in termini di crescita che di occupazione;
  • un elevato il tasso di disoccupazione. La disoccupazione, storicamente più elevata della media nazionale, sta crescendo più velocemente di quella italiana ed accelera a giugno il ricorso alla CIG;
  • lo scarso peso degli investimenti esteri diretti nella regione (pari allo 0,3%, rispetto all’1,7% nazionale).

Secondo stime dell’Area Research&Intelligence di BMPS, nel 2009 il Pil campano si contrarrà del 6% a/a rispetto al -4,9% a/a atteso per la media nazionale. Per il 2010 la crescita dovrebbe essere prossima allo 0% a/a. La ripresa per l’Italia giungerà infatti da un recupero della domanda estera, fattore che avrà effetti limitati sul Pil campano a causa della bassa apertura al commercio estero. I consumi delle famiglie, causa la crescente disoccupazione, rimarranno invece molto deboli per tutto il biennio. Inoltre le condizioni di credito in Campania sono più sfavorevoli rispetto alla media nazionale a causa di un profilo di rischio delle imprese mediamente più elevato. Secondo stime Banca di Italia l’incidenza delle attività economiche irregolari in Campania è pari al doppio della media nazionale ed il tasso di ingresso in sofferenza dei prestiti è superiore di circa il 25% rispetto a quello nazionale.