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Abruzzo: la ricostruzione aiuta il Pil

Comunicato stampa finanziario

02/10/2009 15:46

L’analisi storico-economica sui 4 precedenti gravi terremoti italiani (Friuli, Irpinia, Sicilia, Umbria) evidenzia una fase di recupero subito dopo l’evento negativo.

Secondo gli analisti dell’Area Research di Banca Monte dei Paschi il calo del Pil del 2009 sarà attenuato dagli interventi pubblici per la ricostruzione

Gli effetti economici della ricostruzione in Abruzzo sono tali da rallentare la caduta del Pil portandolo ad un livello superiore rispetto a quello che sarebbe stato se il sisma non si fosse manifestato. Una situazione che si è verificata immediatamente dopo tutti i grandi terremoti che hanno devastato la penisola italiana dal 1976 ad oggi. E’, in estrema sintesi, uno dei dati macroscopici che emerge dalla ricerca sulla situazione economica abruzzese post-sisma, condotta dagli analisti dell’Area Research di Banca Monte dei Paschi di Siena.

In realtà è difficile stimare gli effetti che il sisma dello scorso aprile, al netto delle spese per la ricostruzione, avrà sulla crescita della regione Abruzzo. Ma è proprio da un’analisi sui terremoti che hanno interessato la recente storia economica italiana che si nota che le spese di ricostruzione nell’anno del sisma più che bilanciano la perdita di Pil causata dal terremoto stesso, mentre è penalizzata la crescita nell’anno successivo l’evento sismico. La regione infatti oltre a risentire negativamente di un calo dei flussi turistici e/o degli investimenti in capitale produttivo, assiste ad una graduale riduzione dell’erogazione di fondi pubblici messi a sostegno della regione colpita con evidente rallentamento della crescita economica. Mettendo a confronto 4 eventi sismici (Friuli, 1976; Irpinia e Basilicata, 1980; Sicilia 1990; Umbria e Marche, 1997) risulta che nell’anno del sisma le regioni interessate registrano una crescita media superiore rispetto a quella italiana. Viceversa nell’anno successivo al sisma le regioni registrano tutte, ad eccezione della Campania*, una crescita inferiore alla media nazionale passando, in alcuni casi, anche per un periodo di recessione. Per gli anni successivi l’evidenza storica è di un graduale recupero. Storicamente nel decennio del sisma le regioni o le aree interessate crescono mediamente più dell’Italia ad eccezione della Sicilia.

Alla luce dell’evidenza storica, l’Area Research di Banca Monte dei Paschi si attende nell’anno in corso un calo del Pil della regione Abruzzo del 5,5% a/a, poco superiore al -4,9% nazionale. L’elevato grado di apertura al commercio internazionale ed un alto grado di industrializzazione, rendono l’Abruzzo più vulnerabile della media nazionale al calo della domanda mondiale. L’Abruzzo evidenzia una correlazione con la crescita italiana abbastanza bassa e, nelle precedenti fasi di rallentamento, ha registrato performance nettamente peggiori rispetto al resto dell’Italia. I fondi stanziati nel 2009 alla regione per le spese di ricostruzione dovrebbero fungere per l’anno in corso da stabilizzatore economico e contrastare parzialmente la flessione del Pil, che al netto di queste erogazioni sarebbe stata superiore. Nel 2010 atteso però un proseguimento Banca Monte dei Paschi di Siena SpA Media Relations Area Research & Investor Relations Tel: 39 0577.299927 Autore della pubblicazione: Lucia Lorenzoni Fax: 39 0577.294148 Tel: 39 0577.293753 ufficio.stampa@banca.mps.it lucia.lorenzoni@banca.mps.it della fase recessiva (-0,2% a/a, rispetto al 0,4% a/a su base nazionale): la regione potrebbe, infatti, assistere ad un calo dei flussi turistici e/o degli investimenti privati in capitale produttivo a causa dell’avvenuto sisma, in concomitanza di una graduale riduzione nell’erogazione dei fondi pubblici a sostegno dell’area terremotata.

  • L’Abruzzo, pur appartenendo all’area territoriale del Mezzogiorno, ha una struttura produttiva più simile alle regioni del centro (Lazio escluso) con una quota importante di industria, un basso peso dell’agricoltura ed al tempo stesso un’apertura al commercio estero abbastanza elevata.
  • I segnali di rallentamento dell’economia della regione, già emersi nel 2008, si sono intensificati nel corso del 2009. Secondo stime Svimez il prodotto interno lordo dell’Abruzzo ha registrato nel 2008 un calo più contenuto sia della media nazionale che del Mezzogiorno, anche se nella seconda parte dell’anno la regione ha assistito ad un rapido peggioramento.
  • Tutti i principali settori produttivi dell’Abruzzo hanno risentito della crisi. Il settore delle costruzioni ha assistito ad un calo delle compravendite di immobili e una flessione degli appalti pubblici. Il settore del commercio ha risentito del ristagno dei consumi delle famiglie. Hanno invece mostrato nel 2008 un’espansione il turismo e l'agricoltura.
  • Secondo l’indagine Congiuntura Economica Abruzzese del Cresa tra aprile e giugno 2009 la produzione industriale è salita del 5,9% rispetto al trimestre precedente. Anche il fatturato ( 3,3% t/t) e gli ordinativi provenienti dal mercato nazionale e da quello estero aumentano (rispettivamente del 5,1% e del 4,2% t/t). Si tratta di un miglioramento incoraggiante ma che lascia le variazioni tendenziali ancora in territorio negativo (-6,4% a/a la produzione industriale e -9,5% a/a il fatturato). Su base tendenziale si contraggono tutti i settori fatta eccezione per la elettromeccanica ed elettronica ( 3,1% a/a). Forte il calo dei mezzi di trasporto (-41,7% a/a).
  • Su base congiunturale la citata indagine mostra miglioramenti per tutti i settori ad eccezione del comparto relativo alla lavorazione di minerali non metalliferi (-20,8%), del legno e mobile (-5,6%) e del chimico-farmaceutico (-4,7%).
  • Molti degli stabilimenti del chimico farmaceutico sono concentrati nell’area di L’Aquila e Scoppito e risentono quindi dei danni del sisma. Solo la provincia di Chieti, nel secondo trimestre 2009, mostra un aumento della produzione ( 2,9% a/a); particolarmente importante il calo di Teramo e di L’Aquila (-14,2% e -11,7% a/a rispettivamente).
  • I settori manifatturieri hanno risentito fortemente del calo della domanda estera. Le esportazioni hanno progressivamente decelerato, segnando dalla parte finale del 2008 un calo, soprattutto verso i paesi dell'Unione Europea. A inizio 2009 i settori che hanno contribuito maggiormente alla caduta dell’export dell’Abruzzo riguardano soprattutto i mezzi di trasporto.
  • In forte rialzo le ore di Cassa integrazione guadagni che in Abruzzo nei primi otto mesi del 2009 è cresciuta più del doppio di quanto avvenuto a livello nazionale.