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La Banca

Cenni storici

​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​Ideale erede delle tradizioni mercantili e bancarie senesi del Medioevo il Monte fu fondato nel 1472, per volere della Repubblica di Siena. Il carattere pubblicistico del Monte trovò conferma con la riforma del 1624, che dotò l''Istituto di progredite strutture bancarie.
Con l'occasione il Granduca mediceo concesse ai depositanti la garanzia statale mediante il vincolo delle rendite dei pascoli demaniali della Maremma ('i Paschi', da cui prese il nome la Banca).
Su questo fondamento il Monte dei Paschi fu in grado di consolidare ed intensificare la propria attività tra il Seicento e il Settecento. Vennero così create le basi della cospicua espansione avviata all'indomani dell'unità nazionale, e più ancora affermatasi nel XX secolo.​



Il primo Monte Pio

Il Monte di Pietà, o Monte Pio, nacque il 27 febbraio 1472 con una delibera del Consiglio Generale della Repubblica, al fine di concedere il prestito alle "povare o miserabili o bisognose persone“ con un minimo tasso d’interesse. La sua origine e la sua natura lo qualificano come un istituto del tutto laico, abilitato fin dall’inizio a praticare un interesse del 7,50%, senza perciò aspirare a speculazioni, ma evitando anche il prestito gratuito voluto dai frati Minori Francescani, tenaci propugnatori dei Monti di pietà. “Monte”, in questo caso, indica una raccolta di denaro, offerto o depositato e poi erogato a fini assistenziali.


La parola aveva però anche altri significati, sempre collegati a un’idea di unione o accumulazione, tanto che i gruppi ereditari di governo protagonisti della vita politica senese fin dal XIV secolo si chiamarono Monti, distinguendosi col nome assunto dalle singole consorterie: Monte dei Gentiluomini, Monte dei Nove, Monte dei Dodici e così via. Proprio al Monte dei Gentiluomini appartenevano quelle famiglie dell’aristocrazia terriera senese che già nel XIII secolo avevano intrapreso una proficua attività nel commercio e in particolare nel traffico del denaro, sviluppando l’uso della “lettera di cambio” e quello della “fede di deposito”.Dalle fiere di Lagny-sur-Marne, di Bar-sur-Aube, di Provins, di Troyes e di Saint-Germaindes- Prés, le Compagnie mercantili senesi dei Ruggeri, degli Angiolieri, dei Tolomei, dei Gallerani si spinsero sulle strade dei grandi mercati europei, prestando denaro a principi e a prelati e divenendo esattori delle decime pontificie, ovvero banchieri della Curia romana come i Buonsignori, o accollatari delle gabelle dell’Impero come i Salimbeni.

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La nascita del Monte

Una coraggiosa resistenza non bastò a salvare l’antica repubblica di Siena contro gli eserciti alleati dell’imperatore Carlo V e del duca di Firenze, Cosimo de’ Medici, che, al termine di un lunga guerra, nel 1557 ebbe in feudo l’antico Stato senese. I senesi ottennero però di mantenere alcune antiche magistrature e fu accettata la loro richiesta di poter riprendere l’attività del Monte Pio che il 14 ottobre 1568 ebbe un nuovo statuto, conforme a quello del Monte di pietà di Firenze. I documenti contabili del Monte Pio testimoniano il progressivo sviluppo del credito agricolo e fondiario e del prestito fruttifero.

Nel 1580 con l’assunzione del servizio di esattoria dell’Ufficio pubblico dell’Abbondanza il Monte Pio confermò il suo ruolo di banca pubblica. La convinzione di dover ampliare le azioni di beneficenza del Monte Pio spinsero i cittadini senesi a chiedere la creazione di un nuovo istituto bancario, che potesse fornire un sostegno finanziario all’economia cittadina in difficoltà. In particolare la nuova banca avrebbe dovuto agevolare gli agricoltori e gli allevatori di bestiame, nonché alcune istituzioni cittadine, permettendo anche forme di deposito di capitali privati. Il Granduca accolse la richiesta, ma a condizione che a garanzia dell’istituzione della nuova banca fossero vincolate le rendite dei pascoli demaniali della Maremma. Nel 1624 si giunse quindi alla fondazione del nuovo istituto, che doveva essere amministrato da otto cittadini appartenenti alla classe nobile. Le rendite dei pascoli maremmani detti “Dogana dei Paschi” (da cui derivò il nome del Monte dei Paschi) furono divise in porzioni del valore di cento scudi, da collocarsi presso i risparmiatori attraverso titoli che garantivano una rendita annuale del 5%.

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La riforma dei Lorena

Nell’ultimo periodo del governo di Gian Gastone de’ Medici l’amministrazione del Monte dei Paschi e quella del Monte Pio subirono notevoli difficoltà finanziarie. Ma nel 1737, con la morte di Gian Gastone, la famiglia Medici si estinse e la Toscana passò sotto la dinastia dei Lorena che dettero nuovo impulso alla banca. Con il rescritto deI 1759  fu incrementata la potenzialità del Monte, assoggettando nello stesso tempo la sua amministrazione al controllo governativo. In questi anni il Monte ebbe spesso difficoltà a rispondere alle crescenti domande di prestito; la raccolta del risparmio attraverso l’emissione delle sue obbligazioni non poteva infatti oltrepassare il limite del fondo di garanzia che più di una volta fu quindi ampliato dal governo su richiesta della Banca.

Durante i venticinque anni di regno di Pietro Leopoldo, iniziato nel 1765, il controllo governativo sul Monte si accrebbe notevolmente e in particolare nell’ultimo decennio del suo governo la banca subì decisivi mutamenti strutturali, il primo dei quali fu l’unificazione — nel 1784 — del Monte dei Paschi e del Monte Pio sotto il nome di Monti Riuniti. Fu inoltre definitivamente abolita anche la competenza giudiziaria penale e civile per i magistrati del Monte. 

Nel 1786 poi, fu deciso che la nuova Comunità civica senese eleggesse ogni tre anni fra i nobili della città otto Deputati — ovvero amministratori - dei Monti Riuniti. Di questa Deputazione faceva parte anche il Provveditore, che già veniva nominato dal sovrano. Quasi tutti membri dell’aristocrazia terriera locale, i nobili senesi incaricati di amministrare la banca non dimenticarono i vincoli che legavano i Monti al territorio e alle istituzioni senesi. Frequenti furono, infatti, le elargizioni caritative decise anche per far fronte a molti problemi di carattere straordinario come il disastroso terremoto che colpì Siena il 26 maggio 1798.


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La Banca dal XIX° al XX° secolo

Dopo la caduta di Napoleone e la restaurazione dei Lorena, il Monte dovette affrontare una completa riorganizzazione che portò, nel 1833, anche all’istituzione di una Cassa di risparmio. Nel 1872 fu approvato un nuovo statuto che ribadì che il Monte era “un’istituzione della città di Siena” e perciò il Comune ne aveva “la sovrintendenza, direzione e tutela”. Fu allora stabilito che almeno la metà degli utili netti annuali fosse destinata ad aumentare il patrimonio del Monte, mentre il resto poteva essere “erogato in opere di beneficenza e di pubblica utilità per la città di Siena.

Il nuovo statuto favorì anche lo sviluppo dell’esercizio del Credito agricolo, assunto nel 1870 dalla Cassa di risparmio che fu autorizzata ad emettere Buoni agrari, utilizzati dal pubblico per molti anni come vera carta moneta. Il Monte riuscì a passare indenne attraverso gli scandali bancari di fine secolo e nel 1910 era al secondo posto in Italia fra gli istituti aventi fondamentale carattere di Cassa di risparmio con sedi a Firenze, a Livorno, a Lucca e in altre diciassette città. La progressiva espansione della banca portò al riconoscimento della sua natura di istituto di diritto pubblico col decreto-legge del 12 marzo 1936. Il nuovo statuto privò in parte la città di Siena della prerogativa di provvedere alla nomina di tutti gli amministratori della banca e soppresse la Cassa di risparmio e il Monte Pio, che furono assorbiti dall’azienda bancaria. Nel 1995, con Decreto del Ministro del Tesoro, l'azienda bancaria è stata conferita in Banca Monte dei Paschi di Siena costituita nella forma di società per azioni. A partire dal giugno 1999, Banca Monte dei Paschi è quotata presso il Mercato Telematico Azionario della Borsa Italiana e fa parte, da settembre '99, dell'Indice più rappresentativo del mercato, il FTSE Mib.

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