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La Banca dal XIX° al XX° secolo

Dopo la caduta di Napoleone e la restaurazione dei Lorena, il Monte dovette affrontare una completa riorganizzazione che portò, nel 1833, anche all’istituzione di una Cassa di risparmio. Nel 1872 fu approvato un nuovo statuto che ribadì che il Monte era “un’istituzione della città di Siena” e perciò il Comune ne aveva “la sovrintendenza, direzione e tutela”. Fu allora stabilito che almeno la metà degli utili netti annuali fosse destinata ad aumentare il patrimonio del Monte, mentre il resto poteva essere “erogato in opere di beneficenza e di pubblica utilità per la città di Siena”.

Il nuovo statuto favorì anche lo sviluppo dell’esercizio del Credito agricolo, assunto nel 1870 dalla Cassa di risparmio che fu autorizzata ad emettere Buoni agrari, utilizzati dal pubblico per molti anni come vera carta moneta. Il Monte riuscì a passare indenne attraverso gli scandali bancari di fine secolo e nel 1910 era al secondo posto in Italia fra gli istituti aventi fondamentale carattere di Cassa di risparmio con sedi a Firenze, a Livorno, a Lucca e in altre diciassette città. La progressiva espansione della banca portò al riconoscimento della sua natura di istituto di diritto pubblico col decreto-legge del 12 marzo 1936. Il nuovo statuto privò in parte la città di Siena della prerogativa di provvedere alla nomina di tutti gli amministratori della banca e soppresse la Cassa di risparmio e il Monte Pio, che furono assorbiti dall’azienda bancaria.

La successiva espansione territoriale della banca e il potenziamento della sua azione sui mercati finanziari internazionali avviò una nuova stagione della storia del Monte che ha assunto sempre più i caratteri di una holding e che oggi, anche tramite le proprie controllate, opera in ogni segmento dell’attività bancaria e finanziaria con una capillare diffusione in tutto il Paese e una presenza all’estero nelle principali piazze economico-finanziarie.
Ultimo aggiornamento 02.03.2007