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Priamo della Quercia

Priamo della Quercia
Lucca [?] doc. dal 1426 al 1467

I Santi Antonio abate e Giacomo maggiore
1420 circa
tempera su tavola trasferita su tela
cm 108 x 62
inv. 381509

Il dipinto, acquistato dal Monte dei Paschi nel 1984, costituiva in origine lo scomparto laterale sinistro di un polittico. Priamo della Quercia, fratello del celebre scultore Jacopo, si muove nell’ambito di quel clima culturale prettamente tardogotico che in Toscana trova le sue maggiori espressioni nelle pitture di Gherardo Starnina, Lorenzo Monaco e Alvaro Pirez: alla cultura figurativa di questi artisti rimanda infatti il gusto per le eleganti e complicate calligrafie dei panneggi che, simili ad esotiche presenze vegetali, avviluppano i corpi delle due figure vanificandone la consistenza fisica; caratteristico del nostro pittore è invece l’uso di un chiaroscuro denso e fumoso che intride, appesantendole, le vesti e le fisionomie dei personaggi.

La figura di Sant’Antonio abate — insieme a quella dell’apostolo Giacomo — godette nel Medioevo di una larghissima venerazione. Fratello di San Giovanni Evangelista, insieme a San Giovanni e a San Pietro Giacomo fu scelto da Gesù quale testimone dei maggiori miracoli del Maestro. Nella nostra pittura San Giacomo tiene in mano un lungo bastone da cui pende, seminascosto dalla spalla del santo, un cappello dalle larghe falde: attributi peculiari del pellegrino, cappello e bastone corredavano infatti l’abbigliamento di tutti quei fedeli che da ogni parte del mondo cristiano si recavano in pellegrinaggio al Santuario di Compostella, in Galizia, dove la tradizione voleva fossero custoditi i resti mortali del Santo Apostolo.

In Sant’Antonio abate la fede cristiana riconosce uno dei padri fondatori del monachesimo: vissuto fra il III e il IV secolo dopo Cristo nella solitudine del deserto egiziano, l’anziano santo veste il saio scuro e il manto grigio propri degli antichi eremiti, ai costumi dei quali rimandano pure il bastone a forma di “tau” e la piccola campana ad esso appesa che, tintinnando sotto l’incedere dei passi, segnalava la presenza dei santi uomini a chiunque si fosse trovato nelle immediate vicinanze. Il piccolo cinghiale che si affaccia, curioso, dietro la figura del Santo è una chiara allusione alla credenza popolare - assai viva ancora oggi - che riconosce in Sant’Antonio abate il protettore del genere animale.
Ultimo aggiornamento 29.06.2012