“Export, opportunità e criticità per il sistema Italia”, questo il tema del terzo seminario organizzato da Banca Monte dei Paschi di Siena, Rivista Formiche e Universita’ di Tor Vergata
Roma – “Export, opportunità e criticità per il sistema Italia”, questo il tema del terzo seminario del ciclo "Non solo lezioni. Viaggio dentro l'economia che cambia" organizzato da Banca Monte dei Paschi di Siena, Rivista Formiche e Università Tor Vergata. Tre importanti istituzioni ancora insieme per abbattere le barriere del dualismo tra “sapere” e “fare”.
All’incontro sono intervenuti
Antonio Vigni - direttore generale di Banca Monte dei Paschi di Siena -,
Pasquale Lucio Scandizzo - direttore CEIS, Università degli studi di Roma "Tor Vergata" -,
Giovanni Castellaneta - Ambasciatore, presidente SACE e
Alessandro Pansa - condirettore generale Finmeccanica -.
Il dibattito è stato moderato dal giornalista Paolo Messa.
SINTESI DELL’INTERVENTO DI ANTONIO VIGNI, DIRETTORE GENERALE DI BANCA MONTE DEI PASCHI DI SIENA PUNTI PRINCIPALI Opportunità per il sistema Italia
- Una forte manifattura (circa l’11% del valore aggiunto dell’industria dell’UE 27 è riferibile all’Italia) ed una “base di partenza” di rilievo (esportazioni italiane pari a circa il 24% del PIL domestico; circa 20.000 le imprese a controllo nazionale residenti oltre confine).
- Alcune vere e proprie eccellenze (“4A”: Alimentari, Abbigliamento, Arredo-casa, Automazione), anche grazie alle quali, nel periodo gennaio-aprile 2010, rispetto al corrispondente periodo del 2009, le esportazioni sono aumentate dell’8,8% (+8,7% per i paesi UE e +8,9% per i paesi esterni all’area). Detto aumento è stato determinato da una crescita dei volumi (+6,7%), molto più forte di quella dei valori medi unitari (+2,7%).
- Presenza di distretti industriali, che in parte bilancia il “tema” dimensionale delle ns. imprese.
- Prospettive di ripresa del commercio mondiale: dopo essere diminuito del 12,3% in termini reali nel 2009, dovrebbe tornare a crescere nel 2010 e nel 2011 (+5,8% a/a e +6,3% a/a rispettivamente, secondo il FMI, e +6% e 7,7% secondo l’OCSE - stime febbraio).
- Crescente importanza delle aree emergenti (nel 2008 il peso degli emergenti è salito al 45% del PIL mondiale dal 37% del 1988 e nel 2020 si stima raggiunga il 60%) e della loro middle class (nel 2009 la Cina ha superato l’UK come numero di “ricchi”).
- Secondo il “sentiment” della nostra Rete, presenza di segnali di ripresa dell’economia che si fanno più consistenti, con il fatturato trainato dall’export (a tale proposito, si è registrata un’accelerazione della produzione industriale e degli ordinativi ad aprile, rispettivamente, del +1% e del +4,7% m/m).
- Supporto da parte di un sistema bancario per tradizione vicino alle PMI e ai bisogni del territorio. La fase più statica della domanda di prestiti da parte delle imprese è alla fine e le operazioni riguardano non solo ristrutturazioni ma anche finanziamenti per investimenti.
- Costo del finanziamento che si è ridotto sensibilmente, collocandosi su livelli storicamente bassi (3,1% il tasso medio a marzo 2010), con un calo dei tassi bancari maggiore di quello osservato nell’area Euro, sia sui prestiti indicizzati che su quelli a tasso fisso. I meccanismi di sostegno all’accesso al credito attivati hanno dato prova di efficacia.
Criticità per il sistema Italia
- L’Italia, che storicamente esporta beni a basso contenuto tecnologico (esempio tessile ed abbigliamento), soffre più di altri competitors europei della concorrenza. In Italia la percentuale di esportazioni ad alta tecnologia rappresenta solo l’11%, meno della metà della media OCSE. Anche per le esportazioni a tecnologia medio-alta, la quota italiana risulta la più bassa: pari al 39%, contro una media OCSE del 42%.
- Il settore privato non investe in R&S; tali investimenti in Italia sono meno della metà di quelli che vengono destinati mediamente nei paesi OCSE. Il divario si accentua molto se prendiamo la media dei G7: gli investitori privati italiani destinano alla ricerca solo 1/5 delle risorse mediamente destinate alla ricerca nei paesi G7.
- L’Italia ha difficoltà ad attrarre capitali dall’estero. Gli investimenti in venture capital sono meno di 1/5 della media OCSE e circa 1/10 dei paesi G7. La scarsa competitività nel manifatturiero, così come una bassa capacità di attrarre investimenti, dipendono anche da alcuni fattori/condizioni istituzionali.
- Rimane centrale il tema della dimensione: circa il 95% delle imprese italiane ha un n. di addetti inferiore a 9 rispetto al 91% Europeo, mentre le grandi imprese sono meno della metà.
- Malgrado la valuta unica, negli ultimi 10 anni l’Italia ha “sofferto” in termini di competitività nei confronti di Germania e Francia.
Linee evolutive dell’export italiano
- Alcuni settori industriali beneficeranno maggiormente della ripresa del commercio mondiale. Tra questi la meccanica, la metallurgia, il petrolifero e gli alimentari, ovvero quei settori che tra il 2000 ed il 2007 hanno aumentato la loro propensione all’export, anche attraverso ristrutturazioni/cambiamenti di strategia (che adesso cominciano a “pagare”).
- Al di là degli sviluppi dei mercati valutari, conterà un riposizionamento dell’export sui mercati caratterizzati da migliori prospettive di crescita. A tal proposito, è quindi prevedibile una ulteriore crescita delle esportazioni soprattutto verso alcuni paesi di Asia e Africa a discapito dei mercati maturi, confermandosi un fenomeno già in atto (Asia e Africa hanno infatti registrato un incremento della loro domanda per il “made in Italy”. Nei primi 10 mesi del 2009, l’Asia ha assorbito il 13,94% delle esportazioni manifatturiere italiane, dal 12,48% del 2008, e l’Africa il 5,51%, dal 4,92%).
- Saranno premiate le imprese che punteranno sulla qualità e sul “made in Italy” (la diversità dei nostri prodotti e distretti è un vantaggio competitivo rilevante per l’export), investendo in ricerca e sviluppo, senza tralasciare altresì percorsi di crescita dimensionale, in grado di aumentare la competitività complessiva delle produzioni.
- Si confermerà comunque l’importanza di “fare sistema” per affrontare i mercati, anche più lontani, che presentano potenzialità di crescita (reti di imprese, distretti, operatori bancari/finanziari, associazioni di categoria, centri di ricerca, soggetti pubblici).
- Occorrerà inoltre sviluppare ulteriormente un “terziario” in grado di supportare la “produzione”: dalla logistica, al packaging, alla consulenza sui mercati esteri, ai servizi post-vendita.